Q: Ma tu che ti incazzi per un 4 a scuola come cazzo stai? La gente si taglia per la vita di merda che ha e tu pensi a queste cose, e poi ci chiediamo perché la generazione di oggi fa così schifo

tieniduropiccolasoldatessa:

giubottoblu:

troppoperilmiolietofine:

nonscappareanchetu:

tieniduropiccolasoldatessa:

non meriteresti neanche una risposta per la valanga di cazzate che hai detto, ma non ti do questa soddisfazione e ti rispondo.
senti a me non interessa nulla se al giorno d’oggi va di moda andare male a scuola e vantarsi dei brutti voti che si prendono, dando peso più al ragazzo che non ti caga o a tua madre che ti ha strippato addosso. si, a me importa se prendo un 4 a scuola, perché anche se la situazione in questo paese di merda è quella che è, finirà, e voglio vedervi poi, voi che fate tanto i menefreghisti della scuola, che vi fate tanto i fighetti, a piangere perché non trovate un lavoro senza uno straccio di diploma. a me importa la scuola, andare bene la vedo anche una soddisfazione personale e si, mi incazzo se studio tutto il giorno poi prendo 4, quindi? ti reca danno, problemi? ‘la gente si taglia per la vita di merda che ha’, atteggiamento molto maturo, tu si che hai capito tutto dalla vita. senti fa’ una cosa, invece che scrivermi queste minchiate, apri un libro e comincia a studiare, che in Italia di ignoranti ce ne stanno già abbastanza.

reblog infinito

Stima!

Ignoranza Vs Superbia.

superbia de che? dire le cose che si pensano ora è essere superbi


asked by Anonimo

2.785 note
Q: Ma tu che ti incazzi per un 4 a scuola come cazzo stai? La gente si taglia per la vita di merda che ha e tu pensi a queste cose, e poi ci chiediamo perché la generazione di oggi fa così schifo

tieniduropiccolasoldatessa:

giubottoblu:

troppoperilmiolietofine:

nonscappareanchetu:

tieniduropiccolasoldatessa:

non meriteresti neanche una risposta per la valanga di cazzate che hai detto, ma non ti do questa soddisfazione e ti rispondo.
senti a me non interessa nulla se al giorno d’oggi va di moda andare male a scuola e vantarsi dei brutti voti che si prendono, dando peso più al ragazzo che non ti caga o a tua madre che ti ha strippato addosso. si, a me importa se prendo un 4 a scuola, perché anche se la situazione in questo paese di merda è quella che è, finirà, e voglio vedervi poi, voi che fate tanto i menefreghisti della scuola, che vi fate tanto i fighetti, a piangere perché non trovate un lavoro senza uno straccio di diploma. a me importa la scuola, andare bene la vedo anche una soddisfazione personale e si, mi incazzo se studio tutto il giorno poi prendo 4, quindi? ti reca danno, problemi? ‘la gente si taglia per la vita di merda che ha’, atteggiamento molto maturo, tu si che hai capito tutto dalla vita. senti fa’ una cosa, invece che scrivermi queste minchiate, apri un libro e comincia a studiare, che in Italia di ignoranti ce ne stanno già abbastanza.

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superbia de che? dire le cose che si pensano ora è essere superbi


asked by Anonimo

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Puoi chiudere gli occhi davanti a quello
che non vuoi vedere, ma non puoi chiudere il cuore davanti a quello che non vuoi sentire. Johnny Depp. (via lazonaimbarazzo)

(Fonte: diariodiunaspirantesuicida, via comelacaliforniaamore)

2.319 note
Non dimentichi la faccia della persona che è stata la tua ultima speranza. Hunger Games. (via tuprendimilemani)

(Fonte: cercando-te-ho-perso-me-stessa, via hopauradiesseredimenticata)

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“Sono quella a cui chiedono le foto dei compiti alle 10 di sera, i 35 centesimi per un caffe alle macchinette e 9 risposte su 10 durante le verifiche, quella da cui si va quando a scuola manca la migliore amica, quella che deve scattare la foto e non esserci, sono quella che viene scelta tra gli ultimi durante le formazioni delle squadre a ginnastica, quella che non ha nessuno che le tenga il posto sull’autobus troppo pieno e deve rimanere in piedi, sono quella che sta dietro sul marciapiede troppo stretto e che al ‘Ehi, tutto bene?’ risponde ‘Sì, sono solo stanca.’

(Fonte: itemporalilihosempreavutidentro, via colddarkparadise)

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Fu una sera indimenticabile, quella lì. Pioveva, e io stavo in macchina a guardare fuori dal finestrino, ricoperto di tante goccette d’acqua che si spostavano tutte insieme verso un’unica direzione, quasi meccanicamente, quasi per flusso di massa, e parevano spermatozoi in corsa, ma privi di potenza creatrice. Per un attimo presi a fissare il cielo, ed ebbi la sensazione di aver raggiunto l’apice della malinconia. Dall’altra parte del vetro c’era qualcosa che non mi apparteneva: il mondo, che contiene la città, la città, che contiene le case, le case, che contengono le mura, le mura, che contengono i mattoni, e i mattoni, che contengono i granuli. Io non contenevo nulla, a parte qualche osso debole che, a sua volta, conteneva organi ripugnanti e andati a male; e né mi apparteneva anche solo un granulo del mattone vecchio e scheggiato a cui tutti tirerebbero un calcio. Il portone era troppo grigio, il marciapiede troppo asimmetrico, un sali-scendi infernale, i pali della luce emettevano troppa poca luce, di un arancio tutt’al più fastidioso, per strada gli uomini erano troppo soli, i mozziconi sull’asfalto troppo corti, e giù, le pozzanghere troppo profonde: che spettacolo disarmante.
‘Sarà forse un bene che io non vi appartengo, e voi non mi appartenete?’ pensai ‘solo un architetto incompetente avrebbe potuto creare questa Terra così… così… e quegli alberi così… e quel colore della luna così… così triste. E la nebbia poi, vogliamo parlare della nebbia? Mi sa che è l’unica cosa positiva che ci resta qua, eh. La nebbia ci risparmia la vista d’un panorama così… viscido. Però l’aria sta diventando stretta e soffocante, mi toccherà aprire questo dannato finestrino, e mi toccherà vedere tutto il Disastro nitidamente, e cazzo, no… non adesso! inizio già a sentire la nausea…’

Due anni dopo, feci casualmente ritorno in quello strano posto che, per me, raffigurava una porzione rappresentativa del mondo fenomenico. Stavolta ero a piedi, e della nebbia neppure una sfumatura. Fu così che, dopo un lungo tragitto, mi ritrovai a spalancare gli occhi su quel panorama scabroso, che era stato la ragione di un’apoteosi della malinconia. Il portone grigio stava sempre lì, non era più ripugnante come lo ricordavo, ma di un grigio abbastanza lucido e brillante; sul marciapiede asimmetrico, per cui avevo nutrito tanta ostilità, stavano giocando due bambini, ci saltavano su, poi scendevano, insomma si divertivano, e pareva essere uno spettacolo carino a cui assistere; i pali della luce mi permettevano di osservare meglio i due bambini, e i riflessi arancioni che emettevano, quelli che proprio non sopportavo, stavolta colorivano i loro volti pallidi; per strada gli uomini si scambiavano sorrisi, i mozziconi sull’asfalto erano diminuiti, e le pozzanghere sparite: che scena diversa.
‘Possibile che a distanza di due anni il mondo cambi?’ pensai.
Poi distolsi lo sguardo dall’esterno, e mi guardai dentro.
La percezione delle cose non dipendeva dalle cose in sé, ma dipendeva dai miei occhi, dalle mie orecchie, dal mio naso, dalla mia lingua, dalla mia pelle, e soprattutto, dal mio stato d’animo.
Non era cambiato il mondo, ero cambiata io.

Sara Cassandra (via cassandrablogger)

È stupendo.
Sei fantastica,davvero❤️

(via il-miodisastroseitu)

WOW

(via langelodellamorte)

wow magnifico

(via sonounpessimodisastro)

Non ho parole..

(via ilsaporedeiricordi)

Oh cristo.

(via comefiocchidineve)

Scrive magnificamente

(via icavallilamiaconsolazione)

Diobono

(via ombrediquellacheero)

(via comeunsaltonelnulla)

2.484 note